Da sempre. Mulino Sobrino è il luogo in cui artigiani e agricoltori si incontrano, è il tempo delle Storie, non solo dei grani che sono riusciti a resistere grazie al lavoro e alla perseveranza dell’uomo, ma delle persone che scelgono, con coraggio, il buono. Naturalmente biologico.

1945–1950
All’età di 16 anni, quando allora si era già uomini e non più ragazzi, Giovine sceglie di affittare un Mulino in quel di Savigliano, in località Becco d’Ania. Un piccolo mulino ad acqua con due macine in pietra, come i tanti che popolavano l’Italia. Qui Giovine vive gli anni del dopoguerra e lavora, per conto terzi, grano di contadini piemontesi. Nel mese di dicembre del 1950 sposa l’amata Irma, che lo raggiunge a Savigliano per affiancarlo nel lavoro.
1952
Il contratto d’affitto dura fino al 1952, quando il giovane mugnaio sceglie di cambiare. Giovine Sobrino, insieme alla moglie Irma e al piccolo Renzo appena nato, si trasferisce a Occimiano, nel cuore del Monferrato. Qui prende forma il primo Mulino Sobrino, capace di rispondere alle richieste di un mercato nuovo: farina 00 e quindi bianca. La macina in pietra è abbandonata e sostituita dai laminatoi. La produzione avviene per tutta la settimana ed è già richiesta un’abilità commerciale: non più solo lavorazione conto terzi ma anche vendita. La qualità del lavoro si misura in quantità di farina prodotta.
Giugno 1960
La Morra, la Langa, quella povera, quella di Fenoglio ma la stessa abitata da tanti contadini. Giovine sceglie di tornare al vecchio lavoro, quello fatto di incontri tra persone e di macinazioni conto terzi mettendo di nuovo al centro il valore umano del mugnaio. Si ripresenta la macina in pietra. Per dieci anni, però, viene impiegata esclusivamente per la trasformazione di cereali ad uso zootecnico.
1967–1970
Renzo cresce e, all’età di 14 anni, inizia il suo lavoro come mugnaio. Contestualmente si diploma come perito chimico alle scuole serali, cercando nei libri informazioni capaci di migliorare il suo futuro.
1971
Un panettiere di Bra, uno dei pochi a cui viene venduta direttamente la farina, chiama. La richiesta è timida, il tono di voce incerto di chi sa di chiedere una cosa fuori tempo. Farina Integrale, così domanda il panettiere.
1986
Mentre prima ArciGola, tramite il mensile La Gola diretto da Alberto Capatti, e poi Slow Food difendono un cibo più buono, pulito e giusto, la provincia di Cuneo si prepara ad uno dei più grandi scandali del settore enogastronomico, noto come il caso metanolo.
Nel piccolo mulino di legno a La Morra si produce farina, non solo bianca ma anche integrale con la macina in pietra, non più destinata alla lavorazione per uso zootecnico. Carlin Petrini scrive, sia su giornali locali sia di settore, rispetto al ‘buon modo di trasformare’ il grano e il mais al Mulino Sobrino. Il consumatore inizia a cambiare, a visitare il mulino e a chiedere della farina diversa. Presto verrà anche macinato il farro dicocco, cereale antico per anni dimenticato.
1993
Le prove in campo, la ricerca dei fornitori e di chi, come una volta, coltiva i grani locali confluiscono in una certificazione tanto dovuta quanto naturale: il Biologico. Dalla spiga alla farina tutto avviene all’insegna del sistema biologico e quindi nel rispetto dell’ambiente e con il fine della qualità. Si alimenta così quel sistema umano e di territorio che, già nel 1960, Giovine Sobrino aveva scelto.
1996
L’attività del Mulino viene consolidata: non si lavora più conto terzi ma si macina esclusivamente per la vendita di farine. Allo scadere del contratto di affitto, Renzo Sobrino sceglie di acquistare il mulino in legno a La Morra, proteggendo la macina in pietra così come i laminatoi.
2000
Accogliendo gli stimoli frutto delle nuove ricerche e forte dell’attività decennale con macina di pietra, il Mulino volge lo sguardo alle vecchie e antiche varietà di cereali, sempre partendo dal campo.
2005
Il rapporto tra la famiglia Sobrino e gli agricoltori locali si rafforza, consolidando un legame non solo economico ma anche umano, all’insegna della ricerca e sviluppo. Prende forma una vera e propria rete di qualità dove, ogni giorno, ci si adopera per produrre meglio.
2015
Renzo Sobrino, insieme alla moglie Margherita e al figlio Stefano, classe 1994, scelgono di non investire nell’aumento della produzione. Si lavora per mantenere il contatto con i contadini, per valorizzare l’attività molitoria e per rendere la farina un prodotto distinguibile in qualità, già attraverso i sensi.
2020
Il Mulino cambia veste. Il marchio, nato insieme alla prima azienda nel 1952 e graficato nel corso degli anni ’70, si presenta con un nuovo design, rispettoso della storia e della tradizione. Il Mulino che, fin dalle origini, ha scelto di far parlare i propri prodotti e di parlare con le persone, accoglie e affronta la sfida digitale, con l’ambizione di essere ciò che è sempre stato: un progetto di famiglia e di qualità.
Oggi
Renzo, Margherita e Stefano guidano la trasformazione e la produzione del Mulino, sempre a misura di uomo. Qui gli studi universitari e le competenze in materia di tecnologia alimentare e nutrizione umana di Stefano si legano al saper fare di Renzo e Margherita. Il futuro non è nella quantità.
