Mulino Sobrino macina al meglio delle proprie capacità, scegliendo lo strumento migliore per ogni cereale. Solo così viene dato valore alla competenza del mugnaio, frutto della tradizione o figlia delle ultime tecnologie.
L’obiettivo, per la famiglia Sobrino, è la ricerca prima e la commercializzazione poi, di un prodotto distinguibile dove, prima i chicchi e poi la farina, raccontano un territorio. La qualità, e così il buono, secondo Mulino Sobrino, è il prodotto dell’intreccio di tre livelli e di un’unica filiera locale che include la terra, i grani e le mani di chi se ne prende cura, dall’agricoltore al mugnaio.
Possiamo così parlare di attitudine e saper fare. Persone, i Sobrino, che hanno scelto di comprendere la Terra, i suoi grani e la Storia.

Dal 1993, la famiglia Sobrino ha scelto di essere certificata biologica. Un impegno e un atto dovuto: così Renzo Sobrino descrive la scelta coraggiosa e alternativa per l’epoca di presidiare la filiera agricola ma soprattutto una decisione condivisa da tutti quegli agricoltori che hanno visto in Mulino Sobrino il futuro della macinazione e dell’arte molitoria.
Per farlo, la famiglia torna alle origini della qualità e lo fa avendo cura di ogni chicco. Al Mulino si conferma la volontà di salvaguardare la filiera e il fornitore, per questo motivo il grano viene conservato in big bag, atti a identificare la storia della spiga. A fare la differenza da Mulino Sobrino è stata la scelta, antesignana, di lavare il grano, indice non visibile di qualità.

La macinazione diventa così l’ultimo atto di un percorso di analisi, ricerca e studio. Perché, come la Natura insegna, la Terra non prevede omologazioni e così il lavoro del mugnaio che, grazie a studio e ricerca, sa dedicare una storia diversa a ogni chicco. All’uomo il compito di valorizzare le caratteristiche intrinseche del chicco e, nello stesso tempo, le future applicazioni per chi trasformerà la farina.
